Jón Kalman Stefánsson, Storia di Ásta [recensione]

Consigli sui libri da leggere

Non sai che libro leggere? Se cerchi una lettura dal sapore agrodolce, ambientata in Islanda, questo articolo fa al caso tuo. Il romanzo di Jón Kalman Stefánsson, Storia di Ásta ruota attorno ad una vicenda familiare complicata che ha come protagonisti una ragazza dal temperamento inquieto e ribelle, un padre e marito premuroso che però fatica a comprendere le esigenze della sua compagna e una donna che rifiuta di annullare sé stessa per adattarsi al ruolo stereotipato di madre e a una soffocante routine domestica.

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Libro recensito

Jón Kalman Stefánsson, Storia di Ásta, Ed. Iperborea, 2018, 480 pagine.

Altre informazioni

Narrativa contemporanea – letteratura scandinava. Questo libro è disponibile sia in versione cartacea, sia in formato e-book (lo puoi trovare qui).

La traduzione italiana è a cura di Silvia Cosimini.

Di cosa tratta questo libro – trama

Come accennato sopra, Jón Kalman Stefánsson, in Storia di Ásta, ha voluto raccontare la storia di una famiglia islandese attraverso le vicissitudini dei suoi componenti. Tra essi, spicca in particolare la figura di Ásta, la protagonista principale. Le vicende sono ambientate in gran parte in Islanda tra la metà del ‘900 e i giorni nostri, con frequenti digressioni nel tempo.

Reykjavik. Foto di Marcel S. (“moretotheshell”), Pixabay

Ásta

Ásta è una ragazza giovane. Vive con la sua balia, una donna semplice e di animo buono, in un piccolo appartamento mansardato. Ha quindici anni e la tipica irrequietezza dell’adolescenza. Come tutti gli adolescenti, è sensibile alle sollecitazioni dell’ambiente circostante e quindi, pur volendo bene alla sua madre affidataria, si sente a disagio a causa dei suoi abiti fuori moda e del suo fare dimesso. Così inizia ad allontanarsi da lei.

Dalla studentessa modello che era, inizia anche a trascurare gli studi e a frequentare Jói, un ragazzo molto popolare a scuola ma che si rivelerà poco raccomandabile.

Dopo aver reagito con rabbia a un sopruso inaccettabile, la direzione della scuola – invece che tutelarla – la punisce dopo averla catalogata come adolescente problematica.

Così Ásta viene mandata a trascorrere l’estate a lavorare in una fattoria isolata nella regione dei Fiordi Occidentali. Dell’esperienza vissuta rimarranno alla fine labili ricordi e una grande amicizia. La giovane al suo ritorno riprenderà a studiare e si trasferirà in diversi paesi.

La sua sarà comunque un’esistenza travagliata, segnata dalla primigenia, difficile situazione familiare. Su di lei aleggerà come uno spettro la figura della madre, il suo essere difforme, distruttiva e ribelle. Ogni sua scelta verrà letta come il segno esteriore della sua somiglianza alla madre. Un determinismo da cui non riuscirà mai a liberarsi.

Poi quel mattino si sveglia, qualche giorno prima della partenza per Barcellona, e lei è sparita. Senza spiegazioni. Gli ha lasciato una lettera sul comodino.

Sigvaldi

Sigvaldi è un uomo semplice. Fa il l’imbianchino e, per arrotondare, anche il pescatore. È innamorato di Helga e ancora è incredulo per essere stato scelto, tra tanti pretendenti.

Hai sposato la ragazza più bella di Raykjavík. Più bella di Elizabeth Taylor, che tutti dicevano le assomigliava. E cazzo se era vero, sembrava una favola. Me la ricordo bene, siamo quasi coetanei, io e lei. Il suo sguardo era elettrico. Porca miseria, bastava incrociarla per strada per avere l’impressione di essere stati prescelti, di aver vinto chissà quale cifra alla lotteria.

È consapevole che la differenza di età tra di loro potrebbe essere fonte di problemi, ma non esita.  Quando si sposano lei ha diciannove anni e lui più di trenta. La passione tra loro è travolgente. Avranno due figlie. Quando nasce Ásta, decidono di imporle il nome di una grande eroina della letteratura nordica. Tutto sembra procedere per il meglio.

Ma quel giorno il sole autunnale splende e il mondo canta mentre risale la collina di Arnarhóll, percorre il quartiere di Þingholt, e arriva sudato e ansimante al reparto maternità, trascinandosi dietro la puzza del pesce e dell’oceano. Le infermiere del reparto si rifiutano di farlo entrare. Sorridono per il suo entusiasmo ma gli ordinano di tornare casa, lavarsi, cambiarsi d’abito. Non gli ci vorrà molto. Sua figlia e sua moglie non se ne andranno da nessuna parte, nel frattempo. Sono donne risolute, le infermiere, del resto le loro argomentazioni sono comprensibili e Sigvaldi obbedisce, anche se a malincuore.

Uscendo incrocia però Markús, suo suocero, che ha fatto un salto in libreria per comprare delle riviste americane per la figlia. Markús è contento di vedere l’impazienza di Sigvaldi e gli proibisce categoricamente di tornare a casa. Lavarsi, cambiarsi: come se la vita avesse la pazienza di aspettare gente del genere! Vieni, dice, adesso apriamo la porta! Ed è una cosa da nulla per Markús, che ha più di sessant’anni, è conosciuto in tutta la città e ancora molto apprezzato, convincere quelle donne inflessibili a far entrare da Helga questo «eroe del mare, questo vichingo segnato dalle intemperie». Il magnetismo e il fascino di Markús possono aprire porte che ad altri restano chiuse.

Sigvaldi si impegna per migliorare la situazione economica della sua famiglia: è riuscito ad allargare la sua attività. Ora è titolare di una piccola impresa di imbiancature e il lavoro non gli manca. Il problema è che sua moglie Helga sembra essere caduta in uno stato di prostrazione da cui stenta a risollevarsi.  Sigvaldi però è un uomo semplice, ancorché premuroso, e del tutto incapace di comprendere le esigenze di Helga.

Pian piano la situazione precipita.  Gli eventi, drammatici che si susseguiranno, lo segneranno profondamente.

Sigvaldi ninna Ásta tra e sue braccia. Sua sorella dorme nella culla di là in cucina con Villa che si è rifugiata dietro alle pile di piatti sporchi e prepara litri di caffè. Sigvaldi culla Ásta, gira per la casa, ascolta, ma non parla molto. Si sente stupidamente a disagio fra tutti quei volti conosciuti e quei commercianti così sicuri di sé. Si infila tra gli invitati, assente, impacciato. Tutti lo chiamano il giovane papà. Oppure semplicemente il marito di Helga. Non Sigvaldi. Non il pittore, il marinaio.

Helga

Helga è figlia di un cantante, è dotata di una bellezza straordinaria. È affascinante, estrosa, magnetica, irrequieta. Quando decide di sposare Sigvaldi è giovanissima. Inizialmente tutto procede nel migliore dei modi. Durante la seconda gravidanza, però, inizia a manifestare un profondo malessere, non solo fisico. Ha bisogno di stimoli, vedere gente, evadere dalla routine domestica.

Riesco a mantenermi in equilibrio quando mi immergo in una rivista interessante, quando guardo un film, quando sono in compagnia, e a volte mentre fumo. Ma, a parte questo, sono sempre intrappolata qui, con le bambine e la casa. Faccio appena in tempo a lavare dei panni che devo lavarli di nuovo. Appena rammendo un abito si strappa quello dopo. Finisco di pulire la cucina e già devo allattare. Non posso mai stare per conto mio. Essere me stessa. Ho l’impressione di perdermi in tutto questo. E non vedo quasi mai nessuno, a meno che non passino di qui per caso. Per te è facile parlare. Tu sei sempre fuori in mezzo alla gente.

Il marito però non sembra comprenderla appieno. Si limita a pensare che col tempo tutto si aggiusterà. E lei si sente sempre più sola. Finché non farà una scelta drastica – abbandonare marito e figlie – che si ripercuoterà profondamente, a livello psicologico, sul resto della famiglia.

Tu sei libero, perché non vedi la prigione che ti circonda. Io sono prigioniera, perché vedo le sbarre. Tu sei stato scollegato in tempo. Ti hanno staccato l’inquietudine, la foga, la sete di novità, di imprevisto.

Consigliato a

Come è agevolmente intuibile, il romanzo di Jón Kalman Stefánsson, Storia di Ásta non è esattamente una lettura leggera e rassicurante. È comunque un libro che offre, da diverse angolature, uno spaccato socio-antropologico della società islandese (ma non solo) e quindi potrebbe piacere:

  • agli amanti della letteratura nordica (e soprattutto a quanti vorrebbero esplorare meglio la cultura islandese);
  • a coloro che prediligono le storie di vita vissuta, senza filtri e rappresentata in ogni suo aspetto, compresi quelli meno gradevoli o accettabili;
  • a chi si interessa di dinamiche interrelazionali, processi culturali e condizione femminile.

Non è invece una lettura adatta a chi si aspetta di trovare una saga familiare edificante e a lieto fine. Questa storia, infatti, si concentra sulla rappresentazione dell’amore incompreso e tradito ed è ben lontana dall’offrire un’immagine permeata dalla piacevolezza del calore domestico e rimanda, piuttosto, a un contesto intriso di nichilismo e caratterizzato da una forte disgregazione sociale e familiare.

Giudizio

La trama del libro di Jón Kalman Stefánsson, Storia di Ásta non è lineare neanche sotto il profilo cronologico e rende poco agevole la comprensione degli eventi, che vengono offerti al lettore in ordine sparso.

Il contesto generale di questo libro offre comunque spunti utili a decifrare le contraddizioni di un popolo, come quello islandese, che – come altri popoli – per un verso vorrebbe rimanere ancorato saldamente alle sue tradizioni e per l’altro è desideroso di aprirsi al mondo. L’indotto creato dall’apertura dell’isola al turismo rappresenta l’emblema di questa dicotomia.

Su tutto svetta la purezza e la bellezza commovente dei paesaggi, che sono fatti di montagne, di mare, di cieli attraversati dalle aurore boreali e di lava. Anche il linguaggio riflette questa contraddizione: aulico quando descrive la grandiosa bellezza della natura e (fin troppo) prosaico quando si accosta alla vita, alle vicissitudini e alle complessità dell’animo umano.

Da bambina ho sentito dire che le aurore boreali sono i sogni di Dio.

Letture alternative che potrebbero interessarti

Se ti piacciono le atmosfere del Grande Nord, allora potresti prendere in considerazione anche questi libri, la cui recensione è disponibile su Foemina blog.

Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Isola è una saga familiare in cui una giovane ricostruisce le vicende della sua famiglia e, in particolare, si sofferma sulla vita della nonna, emigrata molti anni prima dalle isole Faroe in Danimarca.

Eclissi, di Ezio Sinigaglia

Eclissi è un libro che assume la forma di un diario di viaggio. Questo romanzo racconta la storia di un architetto triestino che ha deciso di recarsi su un’isola remota ubicata tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda per assistere a un’eclissi di sole.

Se invece preferisci le storie che trattano di adolescenti problematici e le vicende di disgregazione familiare, allora potresti provare a leggere il libro (recensito su questo blog) Sei come sei, di Melania Mazzucco.

Fonti e citazioni

Iperborea (https://iperborea.com/) è una casa editrice milanese fondata nel 1987. La sua vocazione è di far conoscere in Italia la letteratura nord-europea.

La foto piccola è di Marcel S. (moretotheshell, https://pixabay.com/it/users/moretotheshell-9902825/), Pixabay (https://pixabay.com/it/).

Qui non c’è altro che una vita di fatica, il mare infinito e le montagne che amplificano i venti, trasformandoli in bufera. Ma a volte, in certi giorni, in certe sere, in certe notti questo posto è così bello che sembra proprio che Dio stia scendendo sulla terra per stringere un patto con gli uomini e gli animali.

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