Qiu Xiaolong, Il poliziotto di Shanghai [recensione]

Consigli sui libri da leggere

Vorresti leggere qualcosa di diverso ma non sai che libro scegliere? Se cerchi un libro giallo-noir dal sapore decisamente orientale, questo articolo fa al caso tuo. Qiu Xiaolong ne Il poliziotto di Shanghai rievoca alcuni episodi della giovinezza dell’Ispettore Chen Cao e si sofferma sulle cause che lo hanno spinto ad arruolarsi in polizia e a fare di lui il protagonista della omonima e fortunata serie di romanzi polizieschi. In alternativa, puoi ascoltare il podcast (clicca qui sotto):

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Libro recensito

Qiu Xiaolong, Il poliziotto di Shanghai – Le inchieste dell’ispettore Chen | 10, Marsilio editori, anno 2016, 236 pagine.

Altre informazioni

Giallo-noir, questo libro è disponibile sia in versione cartacea che in formato e-book (li puoi trovare qui). Al momento non risulta disponibile l’audiolibro.

La traduzione è a cura di Fabio Zucchella.

Di cosa tratta questo libro – trama

Il poliziotto di Shanghai, pur non essendo il primo della serie, ne costituisce in un certo senso il prologo. Inoltre si può considerare utile per comprendere il personaggio di Chen Cao e le situazioni in cui egli si trova ad operare.

L’infanzia di Chen

I primi capitoli del libro di Qiu Xiaolong, Il poliziotto di Shanghai ripercorrono alcuni episodi dell’infanzia e della giovinezza di Chen Cao. Una particolare attenzione viene dedicata al contesto storico e sociopolitico in cui si svolgono le vicende.

Durante la Rivoluzione Culturale è in voga la prassi della “critica rivoluzionaria di massa” contro coloro che vengono qualificati come “nemici di classe”. Tale pratica – ricorda il giovane Chen – è una forma di pubblica denuncia che consiste nell’umiliare pubblicamente i destinatari delle critiche.

Alla fine degli anni Cinquanta i nemici di classe del proletariato comprendevano i proprietari, i ricchi latifondisti, i controrivoluzionari, i cattivi soggetti e i destrorsi. Poi, durante la Rivoluzione Culturale la categoria si estese ai capitalisti, agli intellettuali irriducibili, ai controrivoluzionari storici e a tutti quei soggetti che avevano imboccato la strada del capitalismo.

Anche suo padre, ex docente universitario ritenuto colpevole di aver diretto prima del 1949 una piccola fabbrica di profumi, subisce lo stesso trattamento. E Chen, in quanto suo figlio, nei primi anni della sua vita teme di non avere un futuro.

Avevo già sentito storie di familiari sottoposti a critiche di massa assieme al soggetto accusato, e il solo pensiero mi fece rabbrividire. Siccome ero un “cucciolo nero”, ormai avevo rinunciato da tempo al sogno di diventare una Guardia Rossa, di andare all’Università o di ottenere un lavoro decoroso, ma quelle erano preoccupazioni per il futuro, nulla in confronto al presente e a quelle sedute di critica rivoluzionaria.

Fortunatamente, col tempo, le autorità del Partito iniziano a cambiare atteggiamento verso gli intellettuali. Ritenendoli utili e funzionali ai nuovi progetti di sviluppo del Paese, ne incoraggiano le attività. E così Chen, che è studioso ed intraprendente, riesce a laurearsi a pieni voti alla facoltà di lingue straniere dell’Università di Pechino.

Fresco di laurea, il giovane spera inizialmente di intraprendere la carriera diplomatica ma, dopo che si scopre tra la sua famiglia la presenza di un parente emigrato all’estero (uno “zio americano”), al Ministero ritengono che il ragazzo non sia più idoneo a questo tipo di carriera.

Il lavoro in polizia

Quindi, poiché ai giovani non è concesso di compiere scelte autonome, a Chen non rimane altra scelta che accettare di lavorare come traduttore presso il dipartimento di polizia di Shanghai, dove gli affidano l’incarico di tradurre un manuale di procedura penale americano.

Nel caso di Chen, ogni anno il dipartimento di polizia di Shanghai riceveva la sua quota di laureati a causa della nuova ondata propagandistica che rimarcava l’importanza degli intellettuali nella riforma cinese. E Chen non aveva potuto rifiutare, altrimenti l’avrebbero stigmatizzato da un punto di vista politico, e reso inidoneo al lavoro per anni: nessuna azienda avrebbe mai assunto un uomo che aveva voltato le spalle all’autorità del sistema socialista.

Così si ritrova confinato nella sala lettura del dipartimento. I suoi colleghi lo considerano una specie di bibliotecario e lo ignorano. L’unico che sembra degnarlo di qualche attenzione è il dottor Xia, assegnato alla Scientifica nonostante abbia conseguito una specializzazione in chirurgia. I due scoprono di avere in comune anche la passione per la buona cucina e per la poesia.

L’ambulante spingeva un carretto di legno dotato di una piccola stufa a bricchetti di carbone, su cui si trovava un wok in cui sfrigolava l’olio. Dopo aver ricevuto l’ordinazione, infilava nell’olio un bastoncino di bambù con quattro pezzi di tofu, che dopo al massimo due minuti ritirava fuori: il tofu fritto era dorato, caldo, croccante e puzzolente.

Il primo periodo

Chen trascorre i primi mesi di lavoro a macerarsi nell’incertezza. Da un lato vi è la sua passione per T.S. Eliot, di cui ha iniziato a tradurre le opere in cinese. Questo suo interesse letterario lo spingerebbe a seguire un indirizzo diverso di carriera. Infatti sua madre vorrebbe che presentasse la richiesta per essere ammesso a un programma universitario di specializzazione in letteratura. Dall’altro lato, vi sono considerazioni pratiche: non essendo un vero poliziotto, Chen si domanda che ne sarà di lui una volta che il suo lavoro di traduttore sarà terminato.

Qiu Xiaolong Il poliziotto di Shanghai Foemina Ex libris Shanghai città vecchia e nuova
Shanghai, città vecchia e nuova. La foto è di Antonios Ntoumas, Pixabay.

Mentre lavora alla traduzione del manuale, Chen inizia a leggere i più noti romanzi polizieschi stranieri. Questo nuovo e inaspettato interesse desta in lui il desiderio di apprendere i fondamenti della professione del poliziotto. In dipartimento però il lavoro non è molto visto che la maggior parte delle indagini è predeterminata a seconda delle esigenze politiche. Nonostante le difficoltà, il giovane non demorde e continua a sperare in una soluzione.

L’occasione per il cambiamento: un caso insoluto di omicidio

Un giorno il dottor Xia, considerato ormai da tutti un’autorità in materia di patologia forense, gli rivela i dettagli di un caso insoluto di omicidio.

Dall’indagine autoptica è emerso un fatto singolare: nello stomaco del cadavere è stata rinvenuta una miscela di cibi piuttosto inconsueta. Il misterioso uomo assassinato ha infatti consumato, nel suo ultimo pasto, sia cibi tipici dell’Occidente, sia cibi che simboleggiano l’Oriente, con l’aggiunta di ingredienti decisamente stravaganti.

Simili accostamenti però non sono usuali nella cucina cinese tradizionale e quindi, per poter proseguire nell’indagine, gli inquirenti devono necessariamente individuare il luogo in cui tali pietanze sono state cucinate e consumate.

La settimana scorsa ero a pranzo da un vecchio amico e abbiamo ordinato manzo con salsa d’ostrica, anatra pechinese arrosto e zuppa di polpette di pesce del Fujian. Ci hanno servito magnificamente tutte le portate allo stesso momento. A dirti la verità non è stato niente male, un po’ come andare in tre ristoranti diversi contemporaneamente. È una cosa parecchio alla moda, ultimamente, si chiama cucina fusion.

A questo punto Chen decide di rivolgersi all’ispettore Ding, il capo della squadra omicidi, e con un pretesto, inizia timidamente a chiedergli di coinvolgerlo nell’indagine. Pian piano riuscirà a sgretolare il muro di diffidenza che lo circonda e si conquisterà l’attenzione e la stima dei suoi superiori. Grazie alle sue intuizioni, alla sua capacità di comunicare con le persone e anche alla sua fama di buongustaio, riuscirà a risalire all’identità dell’autore del delitto.

Chen è già riuscito a identificare la vittima, Liao, qualunque suo passo in avanti farebbe perdere la faccia a tutta la nostra squadra. Meglio stare sul chi vive.

I racconti del Vicolo della Polvere Rossa

Nel libro di Qiu Xiaolong, Il poliziotto di Shanghai, Chen non si limita però a risolvere il caso di omicidio. I capitoli successivi si articolano in una serie di storie ambientate nel Vicolo della Polvere Rossa e hanno per oggetto aneddoti e vicende che coinvolgono personaggi diversi con i quali egli entrerà in contatto durante la sua carriera: amici d’infanzia o semplici conoscenti, tutti hanno una storia da raccontare.

Tutte queste vicende, insieme con le persone che le popolano, rappresentano altrettante sfaccettature della Cina e sono collocate l’una accanto all’altra come le tessere di un mosaico che si può decifrare solo nella sua interezza.

Quella sera Chen si avviò a piedi verso il Vicolo della Polvere Rossa, come se fosse un ritorno alla sua infanzia. Le “conversazioni serali”, come venivano chiamate, erano ancora vivide nella sua memoria: si svolgevano all’imbocco del vicolo, dove si riunivano all’aperto gli abitanti del quartiere per narrarsi storie, scambiarsi pettegolezzi o raccontare barzellette.

Consigliato a

Il libro di Qiu Xiaolong, Il poliziotto di Shanghai, è indicato soprattutto:

  • per coloro che, al di là dell’appartenenza politica, desiderano conoscere meglio la cultura e le contraddizioni della Cina e sono disposti ad andare oltre alla visione stereotipata – e talvolta anche edulcorata – di questo Paese che si candida ad assumere un ruolo sempre più centrale nello scacchiere globale;
  • per gli appassionati di cucina asiatica. Le ricette contenute in questo libro sono alquanto diverse dall’elenco di piatti che comunemente si rinvengono nei ristoranti cinesi occidentali.
  • per chi ama i romanzi gialli e noir. In questo caso, l’abbondanza di informazioni sulla cultura e sul contesto sociale conferisce alla vicenda poliziesca un certo tocco di noir.

Sconsigliato a

La lettura de Il poliziotto di Shanghai non sembra particolarmente adatta alle persone particolarmente sensibili ed amanti degli animali. Le descrizioni delle decantate prelibatezze gastronomiche contenute nel libro possono infatti risultare parecchio indigeste.

Analogamente, non meno crude sono le rappresentazioni delle violenze, verbali e fisiche, perpetrate nei confronti degli oppositori politici durante la Rivoluzione Culturale maoista.

Giudizio

Questo libro, infarcito anche di preziose citazioni poetiche e letterarie, è una vera miniera di informazioni sulle abitudini culinarie e sulla cultura cinese. Tradizioni millenarie si fondono con il passato più recente e contribuiscono a forgiare l’identità di un popolo che si colloca ai nostri occhi ancora in una dimensione lontana ed astratta.

Meno comprensibile appare, sotto il profilo strutturale, la scelta dell’Autore di inserire in un unico volume una vicenda dai tratti polizieschi e una serie di racconti di diverso tenore.

Nonostante l’apprezzabile intento di fornire informazioni sul protagonista della serie di romanzi, questa scelta non sembra particolarmente felice. Il lettore si ritrova disorientato perché finisce per ritrovarsi alle prese con una storia breve che non è un vero romanzo poliziesco e cui segue una raccolta di racconti – e anche poesie – che non hanno quasi nulla in comune con la vicenda precedente.

Anche sotto il profilo stilistico, la lettura non è sempre agevole in quanto Qiu Xiaolong, ne Il poliziotto di Shanghai adotta registri stilistici differenti.

In definitiva, questo libro si può leggere, tenendo però conto delle indicazioni illustrate sopra.

Letture alternative che potrebbero interessarti

  • Se ti piacciono i libri che si immergono profondamente nella cultura di un Paese, allora potresti leggere Vertigo, di Ahmed Mourad (trovi la recensione su Foemina blog: clicca qui per leggerla).

Vertigo è un thriller dai tratti spiccatamente noir che rivela le contraddizioni e la complessità di un Paese, l’Egitto, che l’Autore descrive come sospeso tra passato e modernità e che ritiene sia (stato) incapace di raccogliere il grido di rabbia di un’intera generazione, giovane, acculturata ed idealista.

  • Se invece preferisci un libro giallo ambientato in Italia, potresti leggere Giallo di mezzanotte, di Franco Matteucci (clicca qui per leggere la recensione).

Milioni e milioni di volumi furono bruciati in pubblico, le biblioteche vennero chiuse e nelle librerie si vendevano esclusivamente i testi scritti da Mao. Ma i ragazzi come noi non potevano non essere incuriositi da tutti quei “libri velenosi”, per cui riuscimmo in qualche modo a procurarcene qualcuno e a leggerlo di nascosto, a volte utilizzando la sovraccoperta in plastica rossa delle opere di Mao.

Fonti e citazioni

La foto piccola è di Antonios Ntoumas, da pixabay (https://pixabay.com/it/).

Marsilio editori è una casa editrice indipendente che ha sede a Venezia e si occupa soprattutto di pubblicare narrativa contemporanea (sia italiana che straniera), saggistica e cataloghi. http://www.marsilioeditori.it/

Posi sulla scrivania i tuoi appunti e pensi alle origini di quel luogo, su cui esistono versioni diverse. Con tutta probabilità era uno dei numerosi saloni imperiali attigui alla Città Proibita, dove gli Imperatori conversavano con gli eruditi di corte. Dopo il 1949 prese il nome di Biblioteca di pechino e il Quotidiano del popolo sfruttò l’occasione per lodare con entusiasmo la nuova società socialista guidata dal presidente Mao, nella quale le persone comuni potevano trascorrere le giornate leggendo e studiando.

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